Il diabete di tipo 2 è una delle malattie metaboliche più diffuse al mondo e, nonostante decenni di ricerca, i meccanismi che portano alla sua comparsa non sono ancora del tutto chiariti. È noto che l’obesità rappresenta un fattore di rischio importante, ma negli ultimi anni è emerso che anche persone con peso normale possono sviluppare la malattia. L’attenzione degli studiosi si è quindi spostata verso l’accumulo di grasso in sedi specifiche dell’organismo, in particolare all’interno del pancreas, l’organo responsabile della produzione di insulina.
Uno studio condotto presso il CEMAD del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma dalla dottoressa Cinti e il gruppo del prof. Giaccari, ha esplorato il legame tra il grasso intrapancreatico e un fenomeno chiamato dedifferenziazione delle cellule beta. Le cellule beta sono quelle che producono insulina: quando “si dedifferenziano”, perdono la loro identità e smettono di funzionare correttamente, contribuendo all’insorgenza del diabete. Fino ad oggi, questo processo era stato studiato principalmente nei pazienti già diabetici; questo lavoro lo ha analizzato per la prima volta in persone senza diabete conclamato, in fase pre-diabetica.
I ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto pancreatico prelevati durante interventi chirurgici da otto pazienti, nessuno dei quali aveva una diagnosi di diabete. Prima dell’operazione, ogni paziente era stato sottoposto a test metabolici dettagliati, tra cui il test di tolleranza al glucosio e il clamp iperglicemico, che hanno permesso di classificarli in tre gruppi: normale tolleranza al glucosio, ridotta tolleranza al glucosio, e diabete di nuova diagnosi. Sui campioni di tessuto sono stati poi misurati sia la quota di grasso intrapancreatico sia il grado di dedifferenziazione delle cellule beta.
I risultati sono stati sorprendenti: all’aumentare della quantità di grasso nel pancreas corrispondeva un aumento del grado di dedifferenziazione delle cellule beta, con una correlazione statistica molto forte. In altre parole, più grasso si accumulava nel pancreas, più le cellule beta tendevano a perdere la loro identità funzionale. Questo fenomeno era evidente già nei pazienti con ridotta tolleranza al glucosio, ossia prima ancora che si sviluppasse il diabete vero e proprio. Inoltre, i valori della glicemia a un’ora dal carico di glucosio, un parametro sempre più considerato nella valutazione del rischio metabolico, si sono rivelati capaci di predire sia la quantità di grasso intrapancreatico sia il grado di dedifferenziazione.
Questi dati suggeriscono che l’accumulo di grasso all’interno del pancreas potrebbe non essere un semplice marcatore della malattia metabolica, ma un attore diretto nel processo che porta alla perdita di funzione delle cellule beta. Se confermato da studi più ampi, questo aprirebbe la strada a nuove strategie terapeutiche: intervenire precocemente sull’accumulo di grasso intrapancreatico, ad esempio attraverso la perdita di peso, potrebbe rallentare o addirittura prevenire la progressione verso il diabete.
Si tratta tuttavia di un lavoro pilota con un valore metodologico importante: la disponibilità di campioni pancreatici da pazienti metabolicamente ben caratterizzati è una condizione rara e preziosa, che ha permesso di correlare per la prima volta dati funzionali in vivo con dati morfologici ex vivo. Il passo successivo sarà replicare questi risultati su coorti più numerose e sviluppare modelli sperimentali in grado di spiegare il meccanismo biologico alla base del legame tra grasso intrapancreatico e dedifferenziazione.
Titolo originale
Cinti F, Mezza T, Severi I, Moffa S, Di Giuseppe G, Capece U, Ciccarelli G, Soldovieri L, Brunetti M, Morciano C, Gugliandolo S, Senzacqua M, Avolio A, Quero G, Tondolo V, Nista EC, Moroni R, Cinti S, Alfieri S, Gasbarrini A, Pontecorvi A, Giaccari A. In humans increase in intrapancreatic adipose tissue predicts beta-cell dedifferentiation score before diabetes onset: A pilot study. Diabetes Res Clin Pract. 2025;221:112029. doi: 10.1016/j.diabres.2025.112029.



