Il diabete di tipo 2 non è una malattia semplice. Per decenni la scienza ha indicato nel muscolo scheletrico il principale responsabile della resistenza all’insulina, cioè la ridotta capacità dei tessuti di rispondere a questo ormone e di assorbire glucosio dal sangue. Oggi sappiamo che non è così: ogni organo può sviluppare la propria forma di resistenza, con caratteristiche e conseguenze diverse. Una recente revisione scientifica pubblicata su Diabetes/Metabolism Research and Reviews da ricercatori del CEMAD del Policlinico Universitario Gemelli di Roma, tra cui la dott.ssa F. Cinti e il prof. A. Giaccari, illustra come una tecnica di imaging avanzata, la PET (tomografia a emissione di positroni) con [¹⁸F]-FDG, stia aprendo una finestra del tutto nuova sul metabolismo del glucosio nell’intero organismo.
La PET è una tecnica di imaging funzionale che, usando il [¹⁸F]-FDG, un analogo del glucosio marcato con un isotopo radioattivo, permette di visualizzare dove e quanto glucosio viene assorbito nei diversi tessuti del corpo. Dove c’è attività metabolica, il glucosio radioattivo si accumula e viene “visto” dalla macchina. Combinata con la TC, questa tecnica collega l’informazione metabolica a precise strutture anatomiche. Già ampiamente usata in oncologia per individuare i tumori, che consumano più glucosio del normale, viene ora applicata in modo dinamico per studiare come ogni organo risponde all’insulina in condizioni diverse: a digiuno, dopo un pasto, o durante il clamp euglicemico iperinsulinemico, la tecnica “gold standard” per misurare la sensibilità insulinica.
La revisione analizza organo per organo ciò che la PET ha rivelato. Il muscolo scheletrico rimane il principale consumatore di glucosio in risposta all’insulina, ma con importanti differenze legate al tipo di fibre muscolari e alla distribuzione anatomica: nel diabete, la resistenza insulinica muscolare si traduce in una riduzione misurabile dell’assorbimento di glucosio alla PET. Il cuore è un organo “metabolicamente flessibile”, capace di usare sia grassi che glucosio: nel diabete, la PET mostra una riduzione significativa dell’assorbimento cardiaco di glucosio, con implicazioni importanti per la salute cardiovascolare. Anche l’organo adiposo rivela sorprese: il grasso non è tutto uguale. Il grasso bruno (BAT) è metabolicamente molto attivo e svolge un ruolo protettivo contro l’obesità; il grasso bianco (WAT), invece, mostra maggiore resistenza insulinica, specie nella componente viscerale. La PET permette di quantificare queste differenze e di seguirne le modificazioni con le terapie.
Il fegato, centrale nella regolazione della glicemia, presenta una doppia circolazione che rende più complessa l’analisi PET: nel diabete, l’assorbimento epatico di glucosio mediato dall’insulina è ridotto e la produzione epatica di glucosio è aumentata. Il rene, spesso trascurato, emerge invece come tessuto insulino-sensibile: la corteccia renale mostra un assorbimento ridotto di glucosio nei soggetti obesi e diabetici. Infine, il cervello assorbe glucosio in modo prevalentemente indipendente dall’insulina, ma studi PET hanno evidenziato un aumento del suo consumo di glucosio nell’obesità e nel diabete; nei soggetti con deterioramento cognitivo, si osserva invece un ipometabolismo in aree specifiche, suggerendo un possibile legame tra resistenza insulinica e rischio di neurodegenerazione.
Uno degli aspetti più innovativi della revisione è la descrizione di come la PET possa valutare gli effetti metabolici dei farmaci antidiabetici. I nuovi farmaci come gli inibitori SGLT2 e gli agonisti del recettore GLP-1 non si limitano ad abbassare la glicemia: agiscono su molteplici organi, riducono il grasso viscerale e l’infiammazione, migliorano la funzione cardiaca e renale. La PET permette di “vedere” questi effetti in vivo, aprendo la strada a terapie davvero personalizzate, calibrate sul profilo metabolico specifico di ciascun paziente.
Le implicazioni sono importanti: mappare la resistenza insulinica organo per organo significa capire perché ogni paziente diabetico sia diverso dagli altri. Gli autori sottolineano tuttavia che l’uso clinico routinario della PET rimane limitato dai costi, dall’esposizione a radiazioni e dalla necessità di specifiche competenze tecniche. Ulteriori sviluppi, come l’uso di radiotraccianti tessuto-specifici e l’integrazione con l’intelligenza artificiale, potranno in futuro rendere questo approccio ancora più preciso e accessibile. Per ora, la PET con [¹⁸F]-FDG ci regala qualcosa di straordinario: la possibilità di illuminare il glucosio e vedere, per la prima volta, l’orchestra completa del metabolismo all’opera.
Titolo originale
Gugliandolo S, Morciano C, Leccisotti L, Capece U, Di Giuseppe G, Mezza T, Ciccarelli G, Soldovieri L, Brunetti M, Avolio A, Splendore A, Pontecorvi A, Giaccari A, Cinti F. Illuminating Glucose: How to Unveil Organ-Specific Insulin Resistance and Guide Metabolic Strategies in Diabetes. Diabetes Metab Res Rev. 2026;42:e70162. doi: 10.1002/dmrr.70162.

