Oggi dedichiamo la nostra rubrica a un contributo in tema di Gastroenterologia Pediatrica. Ringraziamo quindi la Dr.ssa Valentina Vanzi, infermiera pediatrica (Centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica CECRI, OPI Roma) per avere risposto alle nostre domande.
“Vengo da studi e attività in un contesto di pediatria ad alta complessità, con uno spaccato importante per quanto riguardano le malattie croniche e croniche complesse, dalle malattie rare alla parte endocrinologica e gastroenterologica” si presenta la Dr.ssa Vanzi.
“In parallelo a questa attività clinica, sto ultimando il mio percorso dottorale in questa direzione e sono professore aggiunto sia all’Università di Tor Vergata, dell’Università Sapienza, dell’Università UniCamillus, sia dell’Università di Padova.”
D “Parliamo di Gastroenterologia, una passione per una specialità molto particolare, me lo conferma?”
Vanzi “Sì, perché è una branca della medicina particolarmente complessa, comprendendo sia aspetti fisiologici sia condizioni parafisiologiche e patologiche. Intercetta quindi segni e sintomi che possono derivare da manifestazioni anche fisiologiche, talvolta fastidiose per il paziente, ma non necessariamente associate a un impatto significativo sulla qualità di vita o indicative di quadri patologici più rilevanti che vertono verso la cronicità.”
D “Manifestazioni che possono anche essere diverse a seconda delle epoche della vita, me lo conferma?”
Vanzi “Certo. Penso, ad esempio, al reflusso gastroesofageo, che nei neonati e nei lattanti può rappresentare una manifestazione fisiologica, ma che può configurarsi come vera e propria malattia da reflusso quando determina sintomi persistenti, complicanze o un impatto significativo sul benessere del paziente.
In gastroenterologia si osservano quindi manifestazioni molto diverse, talvolta acute e legate prevalentemente al discomfort, che possono interessare tutte le fasce d’età: dal neonato al bambino, fino all’adulto e all’anziano. Queste manifestazioni devono essere interpretate non solo in relazione alla fase della vita e al quadro clinico che le caratterizza, ma anche rispetto ai bisogni specifici della persona, alle sue aspettative di benessere e all’impatto sulle attività di vita quotidiana.”
D Un tema che interessa particolarmente in gastroenterologia pediatrica è quel periodo molto delicato in cui i pazienti lasciano l’età pediatrica: ce ne vuol parlare?
Vanzi “La transizione non deve essere intesa come un singolo momento o come un passaggio improvviso, quasi un “interruttore” che scatta al raggiungimento dell’età adulta. Per molti anni, infatti, il passaggio dalla medicina del bambino alla medicina dell’adulto è stato considerato come un evento repentino, mentre oggi deve essere interpretato come un processo graduale, programmato e accompagnato.”
“Sempre di più l’esperienza, la letteratura nazionale ed internazionale, vanno a dimostrare come in realtà non possiamo considerarlo un salto, ma è un percorso che deve essere strutturato, intenzionale con tutti gli strumenti, le metodologie e le competenze del caso.”
È estremamente interessante osservare come sia cambiato nel tempo il concetto di transizione. Per molti anni, la medicina pediatrica e la medicina dell’adulto sono state considerate come due ambiti separati. Oggi, l’aumento dell’incidenza e della prevalenza delle patologie croniche, anche in età pediatrica, ha reso sempre più evidente la necessità di superare questa visione rigida e di interpretare la transizione come un processo continuo, progressivo e multidimensionale.
L’adolescenza è, di per sé, una fase particolarmente complessa della vita, caratterizzata da profondi cambiamenti emotivi, psicologici, fisici, ormonali e neurocognitivi.
Per un ragazzo o una ragazza con una patologia, soprattutto se cronica, questa complessità aumenta ulteriormente. L’adolescente deve infatti riuscire a bilanciare i bisogni e le esperienze tipiche della propria età con le responsabilità, le limitazioni e le richieste imposte dalla gestione terapeutica della malattia. Tutto questo coincide spesso con un momento di cambiamento del setting assistenziale e dell’organizzazione delle cure. Non cambia soltanto il contesto, l’ambulatorio, il centro di riferimento o il servizio di cura, ma cambia anche il team curante, quel gruppo di professionisti che per anni, talvolta per decenni, ha seguito il bambino o la bambina insieme alla sua famiglia, costruendo un rapporto di fiducia e continuità assistenziale.”
D “Di quali patologie parliamo con più frequenza?”
Vanzi “La frequenza e la varietà dei casi sono strettamente correlate all’eterogeneità delle condizioni che rientrano in questo ambito. Parliamo infatti di un ampio spettro di problematiche: dalle manifestazioni acute alle patologie gastroenterologiche, allergologiche e immuno-mediate, fino alle condizioni croniche più complesse, come le MICI (malattie infiammatorie croniche intestinali), le cosiddette IBD (inflammatory bowel disease).
Rientrano inoltre in quest’area anche alcune patologie oncologiche, pancreatiche e gastroesofagee. Si tratta quindi di condizioni che interessano sedi anatomiche differenti, ma che condividono un impatto importante sulla vita quotidiana del paziente, poiché coinvolgono funzioni essenziali come la digestione, la nutrizione e, più in generale, sullo stato di salute e il benessere complessivo della persona.”
D “Molti ricoveri, molte prestazioni mediche e assistenziali, potrebbero essere evitati con una migliore prevenzione. Questo è vero anche per i giovani e giovanissimi?”
Vanzi “Sì, questo è vero anche per i giovani e i giovanissimi, ma va letto alla luce dei bisogni clinico-assistenziali e del setting più appropriato per rispondervi.
Il nostro sistema sanitario è stato per molti anni fortemente ospedale-centrico. Oggi, invece, sappiamo che molti bisogni potrebbero essere intercettati e gestiti in modo efficace nella medicina di prossimità e nei servizi territoriali, purché siano presenti professionisti con competenze adeguate, percorsi chiari e risposte tempestive. Spesso il ricorso al pronto soccorso nasce proprio dalla mancanza di risposte intermedie accessibili. Il punto fondamentale è che il paziente e la famiglia non si sentano soli o abbandonati: se il territorio riesce a garantire presa in carico, continuità e sicurezza, molti accessi ospedalieri potrebbero essere evitati o meglio orientati.”
D “Evidentemente la nutrizione gioca un grande ruolo in tutte quelle che sono le problematiche gastroenterologiche.”
Vanzi “La nutrizione rappresenta uno dei pilastri fondamentali della salute gastroenterologica ed è infatti richiamata nelle principali linee guida e nei documenti di consenso, perché incide direttamente sulla prevenzione di alcune condizioni, sullo sviluppo, sulla crescita del bambino e sul benessere complessivo.
Molte condizioni gastroenterologiche, anche quelle che si manifestano più avanti nel tempo, possono affondare le proprie radici nei primi anni di vita e nei fattori di rischio legati agli stili alimentari precoci. In questo senso, l’allattamento materno rappresenta un importante fattore protettivo, così come l’alimentazione complementare costituisce una fase delicata e strategica, capace di influenzare gli esiti di salute futuri, anche sul piano gastroenterologico.
Per questo il tema centrale resta la prevenzione. Promuovere una corretta educazione alimentare fin dalla prima infanzia significa investire concretamente nella salute futura della persona. La letteratura internazionale sottolinea con forza questo aspetto, anche se spesso la vera difficoltà è tradurre le raccomandazioni nella pratica quotidiana delle famiglie.
Avere consapevolezza dei comportamenti più appropriati e poter contare su professionisti e centri specializzati è fondamentale per accompagnare bambini e famiglie verso scelte che abbiano un impatto reale e positivo sul benessere e sulla qualità di vita.”



