Le complicanze cardiovascolari sono una delle principali cause di morbidità e mortalità dopo il trapianto di fegato, e per questo motivo i cosiddetti MACE (Major Adverse Cardiovascular Events, eventi cardiovascolari maggiori) vengono sempre più spesso utilizzati come endpoint (parametri di valutazione) negli studi clinici e osservazionali su questa popolazione. C’è però un problema di fondo, spesso sottovalutato: cosa si intende esattamente per MACE cambia da studio a studio, con definizioni estremamente eterogenee che rendono difficile confrontare i risultati tra i vari lavori pubblicati. I pazienti trapiantati di fegato hanno inoltre caratteristiche fisiopatologiche e rischi perioperatori specifici, legati alla cirrosi e alla chirurgia maggiore, che i classici schemi cardiovascolari sviluppati per altre popolazioni non colgono appieno.
Per quantificare questa eterogeneità, il dott. Marco Biolato del CEMAD del Policlinico Gemelli, insieme alla dott.ssa Daniela Pedicino, ha condotto una revisione sistematica di 49 studi che riportano MACE dopo trapianto di fegato, includendo trial randomizzati, studi di coorte prospettici e retrospettivi e analisi su registri. Il dato più sorprendente emerso dall’analisi è che nessuno dei 49 studi utilizzava la classica definizione di MACE a tre punti (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale e morte cardiovascolare), quella più comunemente impiegata in cardiologia generale. Le componenti incluse negli endpoint compositi variavano enormemente: infarto miocardico e scompenso cardiaco erano riportati nel 78% degli studi, l’ictus nel 69%, le aritmie nel 47%, la morte cardiaca solo nel 35%, mentre l’embolia polmonare veniva inclusa in modo incostante.
Un altro dato interessante riguarda il peso relativo dei diversi eventi: nella popolazione trapiantata di fegato, lo scompenso cardiaco e le aritmie rappresentano una quota sostanziale degli eventi cardiovascolari, mentre gli eventi ischemici classici (infarto, ictus) costituiscono una minoranza. Questo pattern si discosta significativamente da quello tipico della popolazione cardiologica generale, dove gli eventi ischemici sono predominanti, e riflette probabilmente le specificità emodinamiche di questi pazienti: il sovraccarico di precarico legato ai fluidi intraoperatori, l’aumento delle resistenze vascolari sistemiche e il peggioramento della cardiomiopatia cirrotica preesistente.
Sulla base di questi dati, gli autori propongono una definizione di MACE specifica per il trapianto di fegato, che includa: malattia coronarica (infarto miocardico, angina instabile che richieda ospedalizzazione, o rivascolarizzazione coronarica anche elettiva), ictus, scompenso cardiaco che richieda ospedalizzazione, aritmie clinicamente significative (compresi gli eventi perioperatori entro 30 giorni dal trapianto), arresto cardiaco e morte cardiovascolare, con l’indicazione che tutte le componenti non fatali richiedano un’ospedalizzazione cardiovascolare; l’embolia polmonare viene invece esclusa dalla definizione proposta. Gli stessi autori sottolineano che si tratta per ora di una proposta che necessita di consenso internazionale e validazione formale, auspicando un processo strutturato, idealmente con metodologia Delphi, che porti a un position paper condiviso dalle società di trapiantologia, in grado di migliorare la comparabilità tra studi, la stratificazione del rischio e la gestione clinica dei riceventi di trapianto di fegato.
Titolo originale
Events after liver transplantation: A call for a shared definition. Liver Transplantation
Biolato M, Pedicino D. Major Adverse Cardiovascular Events after liver transplantation: A call for a shared definition. Liver Transplantation. Publish Ahead of Print, May 11, 2026. doi: 10.1097/LVT.0000000000000898.



