“Sono il coordinatore della Unità delle Attività Assistenziali finalizzate alla ricerca: un’unità molto voluta dalla dirigenza del Sitra e dalla Direzione Scientifica, in cui ho l’onore di coordinare tutte le professioni sanitarie non mediche che si occupano di ricerca.”
Siamo a colloquio con il Dr. Daniele Napolitano (Coordinatore Unità Attività Assistenziale finalizzata alla Ricerca presso SITRA-DIREZIONE SCIENTIFICA Fondazione Gemelli IRCCS) per capire a fondo la mission della unità, che dirige dall’ottobre dell’anno scorso, e quale il suo contributo alla Ricerca che Gemelli sviluppa e delle sue positività nei confronti dei pazienti in cura.
Ve ne proponiamo una sintesi, la versione integrale dell’intervista è disponibile, come sempre, sul nostro canale YouTube
“Il mio ruolo sta nel convogliare professionalità (l’infermiere, ostetrico, ortottista, tecnico di laboratorio, tecnico di radiologia medica, logopedista p.e.) e aiutarle e supportarle nell’organizzazione, nell’inserimento all’interno della sperimentazione” ci descrive il Dr. Napolitano, che completa poi “Do anche un supporto metodologico, avendo un dottorato di ricerca ed, essendo anche un ricercatore dell’IRCCS, sto costruendo diverse progettualità di ricerca, in maniera trasversale e in diversi ambiti, con tutte le professioni sanitarie coinvolte.”
D “Questo ci porta a parlare di trial clinici e del loro funzionamento, corretto?”
Napolitano “Oggi, all’interno dell’IRCCS della Fondazione, ci sono attivi più di settecentocinquanta trial profit in corso e oltre mille no profit; l’inserimento di figure professionali – come un infermiere di ricerca, un ortottista di ricerca, un’ostetrica di ricerca – è essenziale all’interno della multidisciplinarietà che contraddistingue la gestione di un trial. Tutti, insieme allo Study Coordinator, collaborano e partecipano con il Principal Investigator, nella conduzione di queste sperimentazioni.”
Ora, se da una parte l’infermiere, nello specifico può essere un infermiere di ricerca, all’interno della mia unità afferisce anche l’infermiere ricercatore, una figura che promuove e porta avanti i propri studi clinici, le proprie attività di ricerca e le proprie pubblicazioni.
D “Per descrivere questi processi interni all’Unità in questione è stato coniato un acronimo, è vero?”
“La mia unità di ricerca ha di fatto un mandato ufficiale, lo definisco una sorta di F.E.U.D.O. sorride il Dr. Napolitano la F è la formazione e quindi coordiniamo anche il Master di primo livello dell’infermiera di ricerca e dello study coordinator (…) le professioni sanitarie, la E come educazione, livello della cultura della ricerca e quindi nella formazione continua…
Poi c’è la U di uniformare: ho trovato situazioni non uniformi, atteggiamenti e comportamenti delle professioni sanitarie diverse tra i diversi dipartimenti; abbiamo l’opportunità di uniformare i comportamenti di tutte le professioni sanitarie, di tutte le conduzioni dei trial…”
La D viene da dirigere, e, infine, abbiamo la O di organizzazione di eventi, di iniziative, ma anche -all’interno delle organizzazioni sanitarie stesse – di implementare la Ricerca all’interno dell’organizzazione sanitaria…”
D “Può sintetizzare qual è la ricaduta di queste attività nel migliorare l’attuazione e l’efficacia delle cure?”
Napolitano “Se dovessimo definire un diagramma potremmo inserire il paziente al centro, l’infermiere che ruota sul paziente e lo study coordinator che ruota all’interno dell’organizzazione: quindi un regista, un professionista che mette in contatto il PI, lo sponsor, lo stesso infermiere di ricerca, le CRO, il comitato etico con il protocollo di studio. Una sorta di direttore d’orchestra.
L’infermiere inoltre è sul paziente, sul caregiver, quest’ultimo probabilmente di pazienti che hanno fallito terapie in precedenza e la cui unica occasione è quella di partecipare a una terapia sperimentale e innovativa (…) quindi ha un rapporto molto più empatico sul paziente e gestisce poi i follow up non solo del paziente ma dell’intero nucleo familiare.”
D “Un aspetto molto importante, vero?”
“Sì, afferma il Dr. Napolitano con convinzione, perché noi non abbiamo davanti solamente un paziente con una cronicità o una malattia oncologica, ma un intero nucleo familiare che si trova a essere pronto ad approcciarsi a una sperimentazione, a un farmaco innovativo, con mille dubbi e incertezze.”




