L’esofagite eosinofila, in passato classificata come patologia rara, è un quadro patologico sempre più diffuso e riconosciuto. Abbiamo voluto approfondirne gli aspetti salienti, dalla etiopatogenesi alla terapia, con le Dr.sse Arianna Aruanno (Dirigente Medico UOSD Allergologia e Immunologia Clinica Gemelli IRCCS) e Irene Spinelli (Dirigente Medico Malattie Rare Gastroenterologiche CEMAD Gemelli IRCCS). Ecco alcuni passaggi dell’intervista, che, come di consueto, è disponibile nella versione integrale, articolata in due parti, sul nostro canale YouTube.
“L‘esofagite eosinofila è una patologia infiammatoria cronica dell’esofago caratterizzata clinicamente da disfunzione esofagea e istologicamente da un infiltrato eosinofilo, ci chiarisce in prima battuta la Dr.ssa Aruanno è una patologia che fino a qualche anno fa veniva ritenuta rara: attualmente non è più così grazie, ad una maggiore consapevolezza della sua entità nosologica sia da parte di noi medici sia da parte dei pazienti.
È una patologia la cui eziopatogenesi non è ancora molto chiara: sicuramente ci sono delle basi ereditarie, delle basi genetiche, e questo è dimostrato dal fatto che spesso la patologia si trova all’interno della linea maschile di una famiglia ed è una patologia che colpisce prevalentemente il sesso maschile della razza caucasica intorno ai 30-40 anni...”
D “Esiste un legame con altre forme allergiche?”
Aruanno “I pazienti con allergia alimentare hanno un rischio nove volte superiore rispetto alla popolazione generale di presentare esofagite eosinofila e, maggiore è il numero di comorbidità,maggiore è la possibilità che si sviluppi tale patologia.”
“Dal punto di vista clinico è la Dr.ssa Spinelli che chiarisce, i sintomi sono rappresentati principalmente dalla disfagia e dall’impatto del bolo alimentare, ma esistono anche dei sintomi che vanno esplicitamente richiesti al paziente e si definiscono meccanismi di compenso e comportamenti adattativi e che sono rappresentati dalla tendenza a sminuzzare molto gli alimenti, evitare cibi particolarmente solidi, come ad esempio carne, o riso, bere molta acqua durante il pasto, così come ad esempio evitare l’assunzione di compresse e anche masticare molto lentamente.”
D “Come si arriva alla diagnosi?”
Spinelli “La diagnosi si basa appunto sulla valutazione di questa sintomatologia, ma poi la conferma effettivamente si ottiene con la gastroscopia con biopsie esofagee…”
D “Dal punto di vista invece della terapia?”
Spinelli “La terapia deve mantenere sotto controllo quella che è la patologia che, essendo cronica, se non sottoposta a terapia tende a ripresentarsi. La terapia appunto ha degli obiettivi: il controllo dei sintomi quindi un miglioramento della qualità di vita, la riduzione dell’infiammazione e poi il prevenire quelle che sono le complicanze fibrotiche e quindi la stenosi.”
Alla terapia, che ha avuto impulsi importanti negli ultimi anni, abbiamo poi interamente dedicato la seconda parte dell’intervista, aperta dalla Dr.ssa Aruanno “Le ultime linee guida affiancano al PPI (Inibitore di pompa protonica, ndr) e allo steroide topico, anche il farmaco biologico. Questo farmaco è un anticorpo monoclonale (…) già noto per le altre patologie allergiche, come l’asma bronchiale, la poliposi nasale e la dermatite atopica che, nei pazienti con esofagite eosinofila, viene utilizzato nei casi in cui i soggetti siano intolleranti al PPI, presentino effetti collaterali con esso, o risultino non responsive alla terapia con budesonide galenica…”
D “Come possiamo sospettare una patologia del genere?”
Spinelli “Occorre prestare particolare attenzione a quelli che sono i sintomi tipici e soprattutto i campanelli d’allarme; il medico deve essere sensibilizzato a riconoscere quelli che sono i comportamenti adattativi e i sintomi tipici di patologia. Sicuramente fondamentale per la gestione del paziente è l’approccio multidisciplinare.
L‘esofagite eosinofila è una patologia che presenta varie caratteristiche e anche comorbidità, spesso allergiche, e quindi è fondamentale una presa in carico totale del paziente, da parte del gastroenterologo e dell’allergologo in primis, ma anche da figure come lo psicologo e il nutrizionista. Occorrono ovviamente delle consulenze da parte dell’endoscopista, un attore che ha un ruolo fondamentale nell’esecuzione dell’esame endoscopico. E non dimenticherei l’anatomopatologo.”
D “La prossimità o l’essere avviati a un centro di eccellenza, un centro di primo livello, credo sia importante se non fondamentale, corretto?”.
Spinelli “È fondamentale, appunto perché‘ un centro d’eccellenza che abbia gli strumenti per la diagnosi e la cura di questi pazienti può fornire loro il miglior iter diagnostico e terapeutico, fin dal momento della prima diagnosi e per tutto il suo iter clinico.”
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