Considerata una condizione patologica potenzialmente precancerosa, l’esofago di Barrett mostra negli ultimi anni numeri crescenti in tutti i paesi occidentali, Italia compresa. Considerato all’origine della maggioranza degli adenocarcinomi esofagei, l’esofago di Barrett è da sempre una delle patologie di cui CEMAD è centro di riferimento in termini di diagnosi e cura.
Ce ne offre un quadro aggiornato la Dr.ssa Silvia Pecere (Endoscopia Digestiva Chirurgica, CEMAD Gemelli IRCCS) in questa intervista, la cui versione integrale è sul nostro canale YouTube e di cui anticipiamo qui una sintesi.
“L’esofago di Barrett è una patologia che, come dice la parola, interessa il primo tratto digestivo superiore, quindi l’esofago, ed è una trasformazione del normale epitelio di rivestimento dell’esofago in un epitelio più resistente (…) questa trasformazione deriva dall’insulto cronico dell’acidità e quindi è una conseguenza del reflusso gastroesofageo cronico non trattato” è l’inquadramento che subito ci offre la Dr.ssa Pecere.
“Questo processo prosegue la Dr.ssa Pecere in soggetti geneticamente predisposti con fattori di rischio quali il fumo di sigaretta, l’obesità, il sesso maschile, nel tempo porta alla trasformazione di questo tessuto in un epitelio che noi chiamiamo esofago di Barrett, che è un epitelio metaplasico.”
D Quali sono i primi sintomi, le prime avvisaglie di una problematica di questo tipo?
Pecere “Innanzitutto, i sintomi genericamente legati al reflusso, quindi l’acidità, il bruciore, la tosse stizzosa, a volte anche un senso di peso post-prandiale. Sono tutti sintomi abbastanza aspecifici che però possono colpire soggetti, ad esempio, affetti da un’incontinenza del cardias piuttosto che da un’ernia iatale da scivolamento, patologie abbastanza comuni, e associarsi a una malattia da reflusso gastroesofageo cronica che porta poi all’esofago di Barrett …”
Il problema è che quando questi pazienti non sono seguiti o non sono in trattamento (…) si fanno delle terapie estemporanee, a volte anche autogestite e questo purtroppo può comportare un ritardo nella diagnosi e quindi poi nelle possibilità terapeutiche.”
D Qual è l’approccio CEMAD a questa patologia?
Pecere “Il CEMAD è un ombrello molto ampio che accoglie tutte le patologie gastrointestinali: per l’esofago di Barrett c’è un percorso di sorveglianza specifico che viene fatto attraverso un’endoscopia di qualità.
Il paziente che è in questo percorso di sorveglianza per il Barrett ha accesso a una strumentazione ad alta definizione, alla cromo endoscopia che è una tecnica aggiuntiva che permette la visualizzazione di tutte le aree a rischio sull’esofago di Barrett e una serie di mappature istologiche secondo protocolli ben definiti che permettono di diagnosticare molto precocemente la displasia…”
D “Ci vuole parlare ora della terapia?”
Pecere “Vorrei fare un focus su quelli che sono proprio i trattamenti dell’esofago di Barrett che hanno ragione di esistere quando in un paziente – in corso di una sorveglianza endoscopica istologica – compare la displasia.
Se si tratta di una displasia di basso grado, confermata anche da un secondo anatomopatologo, quel paziente può essere trattato attraverso trattamenti ablativi di questo tessuto metaplasico con displasia patologica.
Accade però spesso – sottolinea la Dr.ssa Pecere – che ci si trovi di fronte invece a displasie di alto grado che sono già di per sé una condizione di precancerosi o addirittura dei noduli di adenocarcinoma sul Barrett.
Questi sono pazienti che arrivano spesso nei nostri centri ma che possono comunque usufruire ancora di trattamenti endoscopici avanzati. Innanzitutto, la resezione endoscopica attraverso la dissezione endoscopica sottomucosa. Una tecnica che permette l’asportazione di noduli di adenocarcinoma precoci e successivamente l’ablazione del tessuto circostante: questo permette di cambiare la storia naturale del paziente, di eradicare completamente la patologia e di far rientrare quel paziente in un percorso di sorveglianza regolare, avendo eliminato la problematica oncologica.”




