“Come oncologi medici una delle domande che ci poniamo e ci siamo posti da sempre è come migliorare il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori solidi” introduce così il Dr. Roberto Iacovelli (Prof. Associato di Oncologia Medica, Università Cattolica Sacro Cuore, Gemelli IRCCS) la nostra conversazione – il video integrale, in due parti, è disponibile sul nostro canale YouTube – dedicata a un tema di grande attualità: il microbiota e la immunoterapia dei tumori. Eccone una sintesi.
“Il ruolo dei farmaci immunoterapici è quello di andare a stimolare la risposta del sistema immunitario nei confronti del tumore, sistema immunitario che funziona ma che – per qualche motivo – nei pazienti oncologici non riesce poi a passare alla fase di distruzione delle cellule tumorali.
Con la nostra Gastroenterologia del Policlinico Gemelli e, in particolar modo, con il Dr. Gianluca Ianiro (l’intervista è disponibile al link) è venuta in mente un’idea: guardare dove c’è uno stimolo all’attività del sistema immunitario, ovvero nell’intestino dei nostri pazienti questo perché i batteri che vanno a formare il microbiota intestinale hanno un ruolo nella nell’andare a stimolare il sistema immunitario.”
“Questa connessione tra batteri e sistema immunitario la vediamo già fino alla nascita (…) per cui i bambini che nascono da parto naturale tendenzialmente si ammalano meno rispetto ai bambini che nascono da parto cesareo.”
D “Come avete proceduto per cercare i riscontri in campo strettamente oncologico?”
Iacovelli “Il modello per noi è stato un paziente oncologico affetto da tumore del rene, che ha avuto una guarigione da una malattia metastatica con la scomparsa completa delle metastasi.
Pur se è vero che non capiamo perché questo è successo, perché il suo sistema immunitario è stato così efficiente, abbiamo detto ‘proviamo a trasferire le caratteristiche di questo paziente agli altri’ e così abbiamo preso il microbiota intestinale di questo paziente e attraverso una procedura di rigore scientifico, attraverso uno studio clinico, abbiamo somministrato il microbiota di questo paziente ad altri pazienti che iniziavano un trattamento immunoterapico mentre ad altri pazienti abbiamo dato placebo.
D “Con quali risultati?”
Iacovelli “Dopo anni di ricerca, il nostro risultato è stato che i pazienti che ricevevano il microbiota del paziente guarito avevano un miglior controllo della malattia nel tempo e stanno avendo una più lunga sopravvivenza rispetto agli altri.”
Nella seconda parte della nostra intervista, abbiamo approfondito l’esperienza di ricerca che al Gemelli si sta facendo nella terapia immunologica del tumore della prostata, ascoltiamo anche qui il Dr. Iacovelli: “Il tumore della prostata è il primo tumore per incidenza in Italia e in molti paesi del resto del mondo. Abbiamo in questo momento nel nostro paese mezzo milione di persone che hanno avuto una diagnosi di tumore della prostata e quarantamila nuove persone si ammalano ogni anno di questo tumore (…) Rispetto a dieci, quindici anni fa, abbiamo fatto degli enormi passi avanti; questo grazie alla capacità di modulare meglio le terapie ormonali alle quali il tumore della prostata è molto sensibile ma anche all’utilizzo migliore della chemioterapia più recentemente due nuove classi di farmaci sono state introdotte. Una sono i Radioligandi ovvero la possibilità di dare delle radiazioni in maniera specifica sulle cellule tumorali. L’altra sono i PARP inibitori.
I pazienti ci chiedono di più e noi abbiamo, come comunità scientifica, il dovere di offrire nuove terapie e risposte a queste domande dei pazienti.
D “Qual è attualmente l’approccio della immunoterapia per questo tipo di tumore?”
Iacovelli “Non stimoliamo più il sistema immunitario ma attraverso degli anticorpi – ovvero dei farmaci che, da una parte agganciano gli specifici segnali presenti sulla cellula di tumore della prostata e dall’altra riescono ad agganciare i linfociti che sono gli operai gli effettori della risposta immunitaria – riusciamo a indirizzare la risposta immunitaria nei confronti delle cellule tumorali.
Ci sono molti farmaci, in questo momento, che agiscono su diversi bersagli ma la filosofia di fondo è sempre questa e ci sta dando nuove possibilità per i pazienti. Nuove tecnologie e nuovi farmaci, per permetterci di rispondere alla domanda dei nostri pazienti di vivere di più e di vivere meglio.”
D “Si parla molto oggi di meta infiammazione come meccanismo scatenante di tutta una serie di patologie, è anche un problema per voi oncologi?”
Iacovelli “Questo è un problema in generale in oncologia: noi sappiamo che i processi infiammatori possono in qualche modo stimolare la crescita tumorale ma non sappiamo ancora a che punto dell’evoluzione del tumore. Sappiamo che – per alcuni tumori – le mutazioni che portano allo sviluppo iniziano anche dieci o venti anni prima e passano del tutto inosservate.
Ecco, su questo stiamo cercando con uno studio, qui al Gemelli, di capire se anche nel tumore della prostata, differenze del microbiota intestinale (quindi nella possibilità di stimolare l’infiammazione del sistema immunitario) possono essere alla base di quei fattori scatenanti che determinano la trasformazione delle cellule della prostata da normali a cellule tumorali.”
Vai all’intervista integrale, parte 1 e parte 2




