Da Seattle un nuovo grido di allarme sulla pericolosità del Glifosato

La notizia: dal Simposio sul Glifosato di Seattle (25-26 marzo 2026) una forte dichiarazione pubblica sulla pericolosità di questa sostanza, già ben nota, ma sulla quale oggi si moltiplicano gli allarmi e, addirittura, le richieste di messa al bando. L’inasprirsi dello scontro con i produttori (e i legislatori) è dovuto a un’ampia messe di nuovi studi osservazionali sulla salute umana e l’ambiente, che denunciano politiche troppo tolleranti e permissive sul suo utilizzo (nel 2015, l’Iarc, agenzia dell’Oms, aveva già definito il glifosato “probabile cancerogeno”. Ma oggi tale dichiarazione pare troppo “cauta” e superata dalle evidenze scientifiche). Ma vediamo i passaggi principali dello statement on Glyphosate and Public Health.

Che cos’è

Il glifosato, un erbicida a largo spettro, è il pesticida più utilizzato al mondo. La diversità e l’entità degli usi del glifosato in agricoltura, nella silvicoltura e in contesti industriali, commerciali, residenziali e municipali sono cresciute drasticamente dalla prima approvazione nel 1974. Gli esseri umani sono esposti al glifosato attraverso la spruzzatura diretta e altri contatti con la pelle, attraverso la prossimità occupazionale o residenziale, attraverso l’esposizione alla polvere e attraverso il consumo di cibo e acqua contaminati con residui di glifosato.

Il cibo è la principale via di esposizione per la maggior parte delle persone, cui fa seguito il rischio per i lavoratori.

Test nazionali e internazionali di biomonitoraggio rilevano la presenza di glifosato nei campioni raccolti dal 70-80% di tutte le persone esaminate, inclusi i bambini.

I rischi

Il glifosato e gli erbicidi a base di glifosato (GBH) danneggiano la salute umana e possono causare cancro. Supportano questa conclusione le evidenze epidemiologiche che collegano l’esposizione a un aumento del rischio di linfoma non-Hodgkin, un cancro del sistema linfatico.

Ci sono ulteriori prove da studi sull’uomo e/o gli animali, che il glifosato e i GBH (erbicidi a base di glifosato) aumentano il rischio di molteplici effetti nocivi sulla salute oltre al cancro: malattie dei reni e del fegato, impatto sui sistemi riproduttivo, endocrino, neurologico e altri sistemi metabolici. I bambini, i neonati e i feti sono i più suscettibili.

Ulteriori prove mostrano che il glifosato e i GBH causano danni genetici, stress ossidativo e alterazioni ormonali — fattori biologici che possono avviare patologie (…)

Aggiornare le regole di utilizzo

Ulteriori studi sono necessari per comprendere meglio l’intera portata degli effetti del glifosato e dei GBH sulla salute umana e sui meccanismi sottostanti coinvolti, come le alterazioni epigenetiche, la distruzione del microbioma ed effetti endocrini. Ed è logico che tali studi vadano condotti da “terze parti”, al di sopra e al di fuori da qualsiasi conflitto di interesse.

Le prove che il glifosato e i GBH danneggiano la salute umana ai livelli di utilizzo attuali sono ora così evidenti da non giustificare ulteriori ritardi nella regolamentazione del glifosato. Le agenzie regolatorie nei vari paesi del mondo dovrebbero considerare il glifosato e i GBH come pericolosi, come hanno iniziato a fare alcuni paesi. Le agenzie dovrebbero agire senza ulteriori ritardi per limitarne l’uso, o eliminarli se richiesto dalla legge, per proteggere la salute pubblica (..)

Devono essere implementate misure di salvaguardia per garantire che qualsiasi riduzione nell’uso del glifosato non comporti un aumento nell’uso di altri pesticidi (altrettanto o più dannosi, ad esempio il paraquat).

La carenze regolatorie

Il glifosato non è l’unico pesticida che è stato valutato o regolamentato in modo inadeguato. I processi di approvazione a livello globale per tutti i pesticidi esistenti e nuovi sono deboli e non riescono a proteggere la salute umana, in particolare la salute dei neonati e dei bambini.

Questo sistema necessita di una revisione fondamentale. Le agenzie regolatorie devono prendere decisioni sull’approvazione dei pesticidi basandosi su un insieme più completo e imparziale di dati sugli effetti sulla salute.

Se l’uso del pesticida viene approvato, le agenzie devono monitorarne attentamente l’uso, i dati di esposizione e gli esiti dannosi, in particolare per i gruppi sensibili e altamente esposti.

I metodi e i processi di valutazione del rischio utilizzati per valutare i pesticidi devono essere aggiornati per utilizzare la scienza disponibile migliore, inclusi: l’uso di approcci trasparenti, coerenti e imparziali per valutare tutte le prove; la considerazione della variabilità umana e delle popolazioni suscettibili come feti, neonati e bambini, e delle popolazioni altamente esposte come i lavoratori agricoli; la considerazione delle esposizioni e dei rischi cumulativi per i pesticidi che contribuiscono a esiti negativi comuni per la salute; e l’identificazione degli effetti negativi sulla salute e dei rischi a tutti i livelli di esposizione.

L’importanza dell’informazione

Tutte le evidenze scientifiche utilizzate nelle valutazioni dei pesticidi devono essere accessibili al pubblico, non etichettate come proprietarie o limitate agli ingredienti attivi e devono rispettare le leggi che proteggono i soggetti umani nella ricerca.

I conflitti di interesse finanziari, che non includono i finanziamenti governativi, devono essere gestiti durante l’intero processo di ricerca e regolatorio, incluso il riconoscimento dei bias derivanti da studi finanziati dall’industria, e garantendo che le persone con conflitti di interesse finanziari siano escluse dalla partecipazione a panel scientifici consultivi e ad altri organismi che revisionano formalmente i dati scientifici.

Limitare i pesticidi, anzi abolirli

In definitiva, l’uso dei pesticidi deve essere ridotto complessivamente ed eliminato per quanto possibile. Questo è coerente con l’obiettivo globale del United Nations Global Biodiversity Framework ovvero ridurre i rischi dei pesticidi del 50% entro il 2030 rispetto al periodo 2010–2020 e sostituire i pesticidi con sistemi di controllo dei parassiti più sicuri e sostenibili, basati maggiormente sulla prevenzione piuttosto che sul trattamento. Questo è imperativo per la salute degli esseri umani, degli ecosistemi e delle future generazioni.

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